Ciao Gianca

27/06/2016 at 11:07 Lascia un commento

Giancarlo Vitali

Giancarlo Vitali, il Gianca, ci ha lasciato. Per salutarlo prendiamo in prestito le parole di Anna Tamagni. Giao Gianca!

“Credo di poter affermare senza ombra di retorica che oggi se n’è andato un pezzetto del mio cuore. Giancarlo Vitali, il Gianca, è stato e sarà per me un amico importante, un fratello grande, un padre. Perchè come il Gianca nessuno e lo sappiamo tutti quelli che oggi lo piangiamo.

Intanto il Gianca era uno che essendosi laureato in geologia a Milano nel ’56 ha poi pensato bene di partire subito per il mondo. E quando dico mondo intendo il globo intero:
Africa (moltissima), Centro e Sud America e via così in situazioni che vanno tra “Il paziente inglese” e “La mia Africa”, ma anche “La battaglia di Algeri” e che più ne ha più ne metta. Avendo lavorato tutta la sua vita per la Société Géologique de France, quando non stava in tenda nel deserto o sull’altopiano tra le bestie feroci, risiedeva in Francia. Questo spiega il suo candore nel NON conoscere per nulla le canzoni di Mina, no dico Mina, come peraltro quelle di De Andrè (solo quelle tradotte da Brassens).
Il suo mondo era diviso da un discrimine esatto: prima e dopo Milano.Dopo non era stato più di Milano, dell’Italia e nemmeno francese: era divenuto cittadino del Mondo.
Solo in lui posso autenticamente riconoscere questa definizione abusata e spesso svuotata di senso.

Ho conosciuto il Gianca tipo 10 anni fa per via della pètanque che lui aveva appreso nei controviali di Parigi chissà quanti prima.

In tutti questi anni non ho mai visto indossare al Gianca un paio di scarpe tradizionali. Egli portava sandali tipo francescano, ma colla suola Vibram, in questo modo: in inverno coi calzettoni di lana e in estate senza. Punto.
Siccome gli dava noia nutrire il cuoio dei sandali con lucidi e frivolezze del tipo, aveva risolto il problema dando una bella mano di flatting sui sandali. Risolto il problema. Stop.

Altra soluzione geniale nell’incedere della vita quotidiana era il sacco a pelo.
Il Gianca viveva solo in una casa in aperta campagna in quel di S.ta Luce, ma ogni sera aveva impegni mondani da coltivare: il bridge, la petanque e una roba di geologi a Pisa.
Orbene: siccome faceva tardi e non amava guidare nelle colline in notturna, il Gianca aveva depositato in ogni luogo un sacco a pelo e, nel caso, dormiva lì.

Varie volte è arrivato ad un torneo di bocce un po’ stropicciato dichiarando di aver dormito al Circolo del bridge tal e tale.

Il Gianca era uno che se mettevi un primo punto orèndo diceva sempre: we, guarda che non è mica male, sai.
E spesso poi aveva anche ragione.

Tutti noi abbiamo sempre temuto che un giorno o l’altro il suo braccio destro potesse sganciarsi e decollare insieme alla boule durante il movimento a bascula che precedeva la bocciata del Gianca. Non è mai successo.

Il Gianca era uno che ti mandava “un” mail e io lo prendevo in giro e lui scuoteva la testa.

Il Gianca non diceva MAI parolacce, ma se tu dicevi:”per esempio, secondo me quello lì è un grande stronzo” lui annuiva: “è come dici tu, Anna”.
Vecchia volpe malvissuta, il Gianca.

Il Gianca c’era sempre.

Il Gianca è stato il mio fornitore più fidato di Spezia Colombo dalla Francia. Adesso tocca a te Christophe.

Il Gianca è uno che la sua malattia l’ha guardata frontale, le ha anche riso in faccia e sbattendosene le balle ha vissuto, viaggiato, amato, giocato ancora per 10 anni.
Me lo raccontò, il suo segreto, durante un lungo viaggio in auto: “certo che mi scoccia avere un tumore, ma non ho troppo tempo da dedicargli.
E allora vivo pienamente ogni giornata da anni come se fosse l’ultima o come un regalo”.

Parole molto impegnative: da lui vissute coerentemente fino alla fine.

Il Gianca aveva degli occhiali da sole che Ray Charles se li sognava…

Il Gianca ha figlie bellissime che stanno in Inghilterra e Francia e Lisa è per me la figlia del mio amico Gianca come Aurelia e Nicola per il Gianca son stati ” i ragazzi” e i miei lo hanno sempre abbracciato festosamente e so che sono con me nel ricordo.

Basta: avrei tanto ancora da dire, ma adesso vado di là e gli mando “un” mail di vibrata protesta: dai, però, Gianca…

Lisa: sei una delle più belle persone che ho avuto la sorte di incontrare. Come il tuo papà”.

Anna Tamagni

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