Andare al punto: le fondamenta dell’Associazione sportiva

30/12/2013 at 14:14 Lascia un commento

Christian Petrucci

Christian Petrucci

Oggi terminiamo i nostri appuntamenti di questo 2013 con quello che può essere considerato il tema che sta alla base di tutte le società, sportive e non: il rapporto tra i membri. Di solito ogni associazione sportiva nasce dall’unione di intenti di un gruppo più o meno numeroso di persone unite dalla passione per uno sport specifico; il discorso che si deve fare per la bocciofila è però ben diverso. Iniziamo con una breve analisi dello sviluppo delle associazioni sportive che ho menzionato per prime: dopo le prime entusiastiche fasi iniziali, è fisiologico che il gruppo di appassionati si evolva e si debba creare una solida struttura societaria dove la ripartizione dei compiti, degli oneri e delle responsabilità sia delineata. Ci dovranno essere quindi coloro che si assumono l’incarico dirigenziale, con tutti i doveri “burocratici” che ne derivano, chi, valutate le proprie competenze tecniche si proporrà in veste di allenatore, e chi semplicemente sarà praticante.

La semplice suddivisione dei membri in questi tre grandi macro-gruppi fa già capire come poi, nell’evoluzione dell’attività societaria, ciascuno dei componenti debba avere responsabilità diverse non solo dal punto di vista pratico, ma anche e soprattutto dal punto di vista relazionale con gli altri facenti parte di un macro-gruppo diverso. Vediamo ora come sono nate negli anni le società bocciofile. La base di partenza è stata diversa: un gruppo di persone si ritrovavano all’interno di un circolo o di un’ambiente ricreativo, che possedeva tra l’altro un impianto per le bocce, con il semplice intento di trascorrere del tempo insieme. Questo tempo includeva anche la pratica ludico-sportiva. La volontà di queste persone di avviare un’attività agonistica è nata quindi solo in seguito alla loro voglia di aggregazione. Pertanto, a fianco dello sviluppo di una struttura societaria simile a quella prima descritta (con dirigenti, allenatori ed atleti) è rimasto inalterato o si è sviluppato di pari passo quello che può essere definito come il gruppo sociale da cui tutto è nato.

Visto che i primi passi che una società sportiva dilettantistica muove nel “mercato” sono spesso dettati da amicizie e conoscenze varie, questo avrà portato inevitabilmente qualcuno dei membri “originari” a ricoprire ruoli dirigenziali e tecnici. Solo qualcuno però, perché in molti casi i membri del gruppo sociale permangono in esso, come giocatori occasionali o solo come semplici appasionati, andando a formare un vero e proprio quarto macro-gruppo di cui tenere grande conto dal punto di vista relazionale.

Analizziamo ora brevemente nel dettaglio come si amplia il rapporto dei tre macro-gruppi quando in seno alla società è presente il gruppo sociale.

Tirreno Cup-407I Dirigenti
Il lavoro più importante, e più arduo aggiungerei, è come al solito a carico dei dirigenti dell’associazione sportiva. Questi, nel rapportarsi con gli allenatori, dovranno sondare le capacità personali e gli obiettivi comuni, valutare la disponibilità di questi a seguire totalmente gli atleti e mettere in chiaro sin da subito se è presente o meno la possibilità di accordare un rimborso spese all’incaricato. Uno dei compiti principali sarà poi quello di vigilare sulla disciplina degli atleti, ed eventualmente intervenire qualora i dissidi (spesso inevitabili) tra allenatori e giocatori non siano risolvibili con la volontà delle due parti in causa. Tali concetti valgono per tutte le associazioni sportive dilettantistiche, ma nella bocciofila il reparto dirigenziale dovrà anche “fare i conti” con il gruppo sociale. Il punto focale sarà quello di coinvolgere le persone di questo nell’attività sportiva ed extra-sportiva, ricercando anche la loro collaborazione.

Qualsiasi siano le scelte attuate dal reparto dirigenziale, alla base di tutto dovrà risiedere la comunicazione. Sarà buona abitudine, ed un buon mezzo per ottenere riscontri positivi, quella di riferire e rendere pubbliche in modo adeguato a tutti i membri interessati le varie iniziative societarie: questo potrà rivelarsi utile sia per aumentare il coinvolgimento e la motivazione dei membri stessi, sia per permettere loro di organizzarsi nel partecipare agli eventi in programma. Ovviamente non mi riferisco a qualsiasi scelta societaria, ma a tutte quelle che esulano dalla gestione prettamente finanziaria o economica della società. In pratica, il gruppo sociale deve divenire un valore aggiunto ed un elemento su cui fare affidamento in caso di necessità, non un fattore limitante le possibilità di libero arbitrio del reparto dirigenziale.

Tirreno Cup-047Gli allenatori
Nella pratica sportiva, le ralzioni più in luce durante le gare sono quelle tra gli allenatori ed i giocatori, ma il rapporto di questi si sviluppa per la maggior parte del tempo in sede di allenamento. In più, oltre che curare gli aspetti agonistici, gli allenatori dovranno essere degli educatori: un rapporto di questo genere in ambito sportivo deve per forza di cose andare al di là dell’insegnamento tecnico e tattico per essere duraturo nel tempo e stimolante per i praticanti.

Se poi, come accade nella bocciofila, gli allenatori ed i giocatori provengono dal gruppo sociale fondatore allora il rapporto può avere dei risvolti totalmente positivi o negativi. Nel primo caso, la confidenza acquisita nel tempo trascorso insieme può essere un fattore chiave per affrontare gli impegni agonistici in modo rilassato, accettando di buon grado suggerimenti tattici, nel secondo caso può invece portare a non accettare l’autorità dell’allenatore nel momento della gara. Anche in questo caso, il coinvolgimento degli appartenenti al gruppo sociale nel programma degli allenamenti, rendendoli edotti degli obiettivi che si vogliono affrontare insieme sarà decisivo.

Tirreno Cup-040Gli atleti
I giocatori devono essere motivati alla pratica sportiva, ma nel contempo essere educati al rispetto dei propri allenatori (rispetto che deve comunque sempre essere bilaterale), perché senza questo presupposto fondamentale la loro vita sportiva è destinata ad essere breve. Lo stesso vale per il loro rapporto con la dirigenza. In una società bocciofila, un atleta può essere venuto fuori dal gruppo sociale, ed allora sarà già mosso dalla passione, ma dovrà adattarsi alla nuova condizione di essere allenato, con i risvolti sopra esposti. Da un altro punto di vista, gli appartenenti al gruppo sociale che non si vogliono cimentare in gare o tornei, dovranno supportare chi ha intrapreso questa scelta, magari aiutati dall’atleta stesso che può sempre guardare a loro come a persone con cui è maturato nell’attività bocciofila e non come ha chi ha deciso di non rischiare oltre.

In conclusione, qualunque siano i macro-gruppi all’interno di una società, voglio nuovamente mettere in evidenza il fatto che l’obiettivo comune non deve essere solo quello del risultato, ma anche quello dell’ampliamento della conoscenza e della passione per lo sport verso un numero sempre maggiore di persone esterne al gruppo che forma il nocciolo duro dell’associazione, ma che avrà bisogno di apporti ulteriori per il proseguimento della propria attività nel tempo. Questo si può ottenere sicuramente senza pensare ad ogni gruppo come ad un contenitore a tenuta stagna isolato dagli altri. Rapporti diretti e comunicazione rappresentano senza dubbio la via di collegamento migliore.

Christian Petrucci

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La rassegna stampa on line delle Bocce in Toscana Il 2013 del blog Bocce in Toscana

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