Andare al punto: l’Associazione e il futuro (parte II)

06/12/2013 at 13:16 Lascia un commento

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Christian Petrucci

Riprendendo il discorso iniziato la scorsa volta sulla sopravvivenza sportiva di un’associazione dilettantistica, vorrei oggi soffermarmi sui vantaggi che può portare una politica di apertura ai giovani, ai diversamente abili ed agli immigrati. Alcuni di questi vantaggi saranno di carattere puramente finanziario – monetizzabili – ma altri non potranno che essere classificati tramite criteri più “astratti”.

So che nell’ambito sportivo dilettantistico delle bocce (così come accade negli altri) parlare di cose non tangibili può far storcere la bocca a molti, ma gli aspetti che non si possono quantificare economicamente molto spesso sono quelli che persistono nel tempo in modo più marcato. Cominciamo quindi a trattare gli aspetti finanziari della questione e quelli che non lo sono.

Autofinanziamento del progetto
Dopo l’investimento iniziale di tempo e di denaro per formare allenatori/educatori sportivi, la società potrà avviare corsi, incontri o vere e proprie stagioni di allenamento (o gioco, nel caso dei bambini) per l’attività sportiva delle bocce. Per i partecipanti interessati sarà prevista una quota di iscrizione, che potrà essere annuale o mensile a seconda delle scelte societarie, e si capisce fin da subito come i soldi percepiti possano servire a coprire le spese per l’utilizzo del campo di gioco, per il rimborso spese degli allenatori e per le utenze come la corrente elettrica o l’acqua. Ovviamente, all’inizio è probabile che non si riescano a coprire del tutto i costi sostenuti, ma col tempo e con l’arrivo di nuovi partecipanti questo risulterà possibile, fermo restando l’impegno ad  incrementare sempre più l’offerta di attività sportiva per tutti.

Coinvolgimento di persone “esterne”
Insieme ad ogni nuovo praticante, può venire in contatto con l’associazione sportiva un numero esponenziale di persone (genitori, parenti, amici) che si possono interessare alla pratica delle bocce, ma anche solo semplicemente a far parte dell’ambiente contribuendo in altro modo all’attività sociale. Un esempio classico può essere l’organizzazione di una festa o di una cena dove la manodopera richiesta per i preparativi è sempre un punto dolente in quanto si parla pur sempre di volontari.

Mi sono rivolto a queste persone definendole “esterne” perché anche questo è un punto dolente della maggior parte delle associazioni dilettantistiche: la mancanza di aiuti da persone diverse dagli appassionati che tutti i giorni si impegnano nel portare avanti l’attività sportiva. Mi immagino quante volte gli stessi membri si ritrovino a dover fronteggiare numerosi impegni e svariate problematiche con in testa il pensiero che sono sempre i soliti a dover fare tutto!
Ebbene, da questo punto di vista, il coinvolgimento di soggetti interessati diversi dai soliti membri della nostra società non deve essere visto come un’intrusione, ma deve oltremodo venire incentivato. Sarà fondamentale in quest’ottica la programmazione di incontri dove si presenta l’attività che deve essere svolta oppure, con lo stesso fine, l’organizzazione dei classici momenti di convivialità e di aggregazione come le cene, di cui parlo spesso.
Come si nota, questo aspetto non è monetizzabile in senso stretto, ma dal punto di vista economico può senz’altro portare un abbattimento dei costi di gestione, visto il coinvolgimento a titolo di volontariato di queste persone. Senza pensare poi che in caso di bisogni specifici (per esempio manutenzione dell’impianto) le stesse possono avere competenze che possono rivelarsi utili per far risparmiare fondi e tempo.
Infine, più persone si riescono a rendere partecipi del fatto che l’associazione sportiva è presente sul territorio, più esiste la possibilità che queste vogliano provare a praticare uno sport diverso, con conseguente sfruttamento del campo da gioco, magari in orari diversi da quelli in cui viene solitamente utilizzato. E qui si ritorna meramente ai vantaggi economici, con il pagamento effettuato per accedere al campo da gioco.

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Ritorno di immagine
Con questo concetto vorrei riassumere tutti gli aspetti intangibili che la programmazione di attività sportiva per bambini, diversamente abili ed immigrati può avere per un’associazione sportiva dilettantistica come ne esistono tante nella bocciofila. Il ritorno di immagine cui mi sto riferendo non riguarda solo gli aspetti sportivi, ma anche e soprattutto quelli sociali.
Se da un lato, infatti, è molto importante e stimolante assistere alla pratica dello sport da parte dei bambini e delle persone diversamente abili, da un altro punto di vista è enorme la valenza sociale di farli partecipare attivamente in una pratica come quella sportiva che spesso è relegata al solo concetto di agonismo o di eccellenza. In parole povere, l’apertura dello sport alla vita di tutti i giorni diventa totale, appannaggio di tutti, anche di coloro che tante volte vengono solo visti come facenti parte di categorie “deboli”.
Seguendo questa linea di pensiero, si pensi poi a quale significato abbia proporre la pratica di uno sport come le bocce, radicato da tempo immemore nell’immaginario collettivo del popolo italiano, ad un immigrato nel nostro paese: credo che sia uno dei sistemi di integrazione sociale più efficaci e meno dispendiosi che si possano immaginare.
Sono sicuro, inoltre, che una società dilettantistica che inizi a programmare ed a proporre questo genere di inserimento tramite lo sport e l’avviamento alla pratica per i più piccoli non risulterà indifferente agli Enti locali del proprio territorio e questo potrà portare a future collaborazioni ed iniziative sotto il patrocinio di questi, altro aspetto fondamentale in termini sociali e di sopravvivenza sportiva.

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Ecco quindi brevemente evidenziate alcune conseguenze di una politica di programmazione mirata all’ampliamento dell’offerta sportiva di una società. Resta il fatto che ovviamente l’attività principale dovrà proseguire di pari passo con tutti gli interventi di cui abbiamo parlato sinora: tra l’altro, molto facilmente, si noterà che anche questa ne trarrà vantaggio, in quanto impulsi nuovi stimoleranno comunque riscontri positivi nelle attività già ben avviate.

Christian Petrucci

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